Ogni anno, nel periodo natalizio c’è un appuntamento a cui non posso mancare.
Con le mie sorelle si parte per Salerno, si suona quel campanello che mi riporta all’infanzia e si entra in casa di zio Pasquale e zia Maria, la sorella di mia mamma.
I miei secondi genitori.
È lì che tornano a vivere due ricordi preziosi: il presepe di zio Pasquale e gli struffoli di zia Maria.
Quello di mio zio non è un presepe qualunque.
È un piccolo mondo costruito con pazienza, con mani che hanno conosciuto il lavoro e l’amore. Ogni statuina ha una storia, ogni dettaglio ha un senso. E ogni anno, quando ci fermiamo davanti a quella scena, ritorna quella sensazione di casa che nulla può sostituire.
Zio Pasquale ci accompagna sempre come fosse la prima volta: racconta, sposta una luce, aggiunge un particolare, sorride quando riconosciamo quei dettagli che solo la famiglia sa vedere. Ogni angolo è un racconto, ogni personaggio una memoria. E poi c’è il giaciglio di paglia dove, la notte di Natale, verrà deposto Gesù.
Accanto a tutto questo c’è zia Maria, con la sua accoglienza che profuma di tradizione e dolcezza antica. Prepara piatti come se dovesse arrivare un reggimento e ci offre i suoi struffoli, che da soli raccontano una cultura, un’appartenenza, una storia.
In quei minuti si ricompone ciò che davvero conta: memoria, radici, identità.
È lì che ritrovo il senso più profondo del Natale, ma anche del mio impegno pubblico.
Perché quel presepe non è solo un racconto di fede. È un modello di comunità: persone diverse che condividono uno spazio, si sostengono e costruiscono insieme.
La politica dovrebbe assomigliare proprio a questo.
Alla cura dei gesti semplici, alla pazienza di rimettere le cose a posto quando è difficile, alla volontà di non lasciare indietro nessuno. Alla luce piccola ma sufficiente a rischiarare tutto il resto.
Ogni volta che lascio casa loro porto con me una promessa silenziosa: provare a trasferire, nel mio lavoro, lo spirito che zio Pasquale e zia Maria tengono vivo nel loro soggiorno. La cura, l’ascolto, la bontà che non ha bisogno di essere detta per essere vera.
È questo il mio augurio:
che il Natale abbia la dolcezza di quei momenti, la forza di quei ricordi, la pace che si prova davanti a un presepe fatto con amore.
E che possiate viverlo circondati dalle persone che custodiscono la vostra storia, così come zio Pasquale e zia Maria custodiscono la mia.
Perché, alla fine, tutto si tiene lì: nelle mani che ti accolgono, nei gesti che conosci da sempre, nei sapori che non cambiano mai.
È la famiglia, con le sue luci e le sue imperfezioni, a ricordarci chi siamo e dove stiamo andando.
Con questo pensiero nel cuore vi auguro un Natale sereno, pieno di affetto vero e di legami che durano nel tempo.






