Ieri, 25 dicembre, mentre tante famiglie erano riunite intorno ad una tavola imbandita per il Natale, altre hanno passato ore in coda al freddo per un sacchetto di cibo.
Ad esempio a Milano, davanti alle sedi della onlus Pane Quotidiano, le persone aspettavano anche più di due ore per poter ricevere generi alimentari e un piccolo dono per i loro bambini in una giornata che per molti doveva rappresentare speranza e calore umano.
Questa immagine – di persone comuni, persone delle nostre comunità, del nostro paese – che lottano non per raggiungere il lusso ma per la dignità di un pasto, ci costringe a fare una domanda alla politica: abbiamo davvero parametri e obiettivi adeguati per interpretare e rispondere alla realtà delle persone che rappresentiamo?
Non possiamo più accettare che in un Paese ricco di risorse (e peraltro nella città e nella regione più ricche d’Italia…) ci siano cittadini che devono affidarsi alla carità per soddisfare bisogni fondamentali.
La povertà non è più relegata ai margini, non riguarda solo categorie estreme, riguarda famiglie medie, pensionati che non arrivano a fine mese, lavoratori con redditi insufficienti, genitori separati, giovani disoccupati.
La politica deve smettere di misurarsi con indicatori astratti e numeri lontani dalla vita reale. Deve tornare ad avere obiettivi concreti, a misurare il proprio successo in base alla qualità e alla dignità della vita delle persone, non ai titoli nei giornali o ai like del social di turno.
Ormai è sotto gli occhi di tutti noi ciò che troppe volte viene ignorato nei palazzi ma che io sostengo da sempre: bisogna lavorare seriamente per difendere la dignità di chi lotta semplicemente per la sopravvivenza, di chi non chiede favori ma giustizia sociale e politiche che proteggano il diritto a una vita dignitosa.
Questa non è solo solidarietà!
È un grido per un cambiamento politico profondo, che rimetta la giustizia sociale al cuore delle nostre scelte e delle nostre responsabilità.
La politica deve tornare ad essere servizio vero alle persone, con scelte coraggiose, che mettano al centro chi rischia di essere lasciato indietro.
In questi giorni di Natale, il mio pensiero è con chi ha aspettato ore al freddo per un piatto caldo, per ritirare un sacchetto o per sedersi alle tavole delle tante associazioni e organizzazioni private e spontanee disseminate su tutto al territorio nazionale, da sud a nord.
E la mia personale gratitudine a chi continuerà a lottare, ogni giorno con me, perché avere accesso al cibo, alla casa, alle cure, a tutto ciò che è essenziale per una vita dignitosa, non debba più essere un privilegio ma un diritto riconosciuto concretamente.
Roberta Gaeta