Perché dovremmo finanziare ricerca e scienza invece degli armamenti ?
Perché dovremmo investire in laboratori e ricercatori invece che in missili e nuove escalation?
La risposta, per me, ha anche un nome e una storia.
Mariano Barbacid, scienzato, nel 1982 dimostrò che una singola mutazione genetica può trasformare una cellula sana in cancro. Da quella scoperta nacque la genetica moderna dei tumori.
Ma c’è un altro capitolo, meno noto, che rende questa storia ancora più potente.
Per decenni il tumore al pancreas è stato considerato quasi una sentenza.
Lo so bene: mio padre è andato via così, in poco tempo, lasciando dietro di sé quella sensazione di impotenza che tante famiglie conoscono.
Quel tumore, è quasi sempre guidato da un gene – KRAS – per anni è stato definito “impossibile da colpire”. Non c’erano farmaci. C’era solo la resa.
Barbacid non ha mai accettato quella resa.
Ha passato anni a studiare il cancro lontano dai riflettori. Ha osservato come il tumore cresce, come si adatta. Finché ha capito una cosa fondamentale: non basta colpirlo una volta.
Bisogna bloccarne la crescita, impedirgli di aggirare l’ostacolo e spegnere i meccanismi di emergenza che lo tengono in vita. Tutto insieme.
Nei modelli sperimentali è accaduto qualcosa di rarissimo: i tumori sono scomparsi.
E non sono ricomparsi nemmeno dopo la sospensione delle terapie.
Siamo ancora nella fase preclinica, serviranno anni, verifiche, sperimentazioni sull’uomo. Ma questa storia dimostra una verità semplice e potente: la ricerca, quando viene sostenuta nel tempo, può cambiare ciò che sembrava immutabile.
E allora torniamo alla domanda iniziale.
Perché finanziare la scienza invece della guerra?
Perché la guerra distrugge vite. La ricerca prova a salvarle.
La scienza non fa rumore, non crea nemici, non alimenta odio.
E se davvero vogliamo parlare di sicurezza, di pace e di civiltà, dovremmo avere il coraggio di scegliere da che parte stare: dalla parte della vita.