E per me non se ne va soltanto una grande professionista, ma una presenza silenziosa e costante che ha accompagnato il mio percorso umano e politico.
La seguivo fin da quando ero all’università.
Convegni, seminari, libri sottolineati e riletti.
Attraverso il suo pensiero ho costruito, passo dopo passo, una sensibilità più consapevole verso la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.
Non un interesse astratto, ma una scelta di campo.
Ricordo ancora gli incontri organizzati dall’UNICEF, quando presidente era Margherita Dini Ciacci.
In quelle occasioni ho imparato che difendere i bambini significa prima di tutto saperli ascoltare, senza sovrapporre la propria voce alla loro, senza trasformare il dolore in spettacolo.
Maria Rita è rimasta un riferimento negli anni in cui sono diventata responsabile di comunità di accoglienza per ragazze vittime di maltrattamenti e abusi, e poi nel mio ruolo di assessora al welfare.
Nei momenti più complessi tornavo spesso ai suoi scritti, al suo metodo, al suo rigore.
Da lei ho imparato che la tutela vera non fa rumore: si fonda sulla competenza, sulla cura, sulla responsabilità quotidiana.
È stata una donna capace di parlare a tutti — anche attraverso la televisione — senza mai semplificare ciò che era complesso né arretrare di fronte ai temi più scomodi.
Ma per me, prima ancora della figura pubblica, resterà la maestra discreta che mi ha insegnato che stare dalla parte dei bambini significa, ogni giorno, scegliere da che parte stare.
È stata parte della mia crescita e del mio modo di intendere le politiche sociali.
Mai esibita. Mai urlata. Sempre presente.
La saluto così, con gratitudine e rispetto.
Il suo pensiero continuerà a camminare con me, ogni volta che proverò a mettere al centro chi ha meno voce.
Ricordando sempre ciò che ci ha insegnato:
«I bambini non chiedono adulti perfetti, ma adulti responsabili, capaci di ascoltare e di prendersi cura.»
Ciao Maria Rita.
Il tuo insegnamento continuerà a restare con noi.