Stamattina, dopo alcune ore trascorse a ripulire un’area abbandonata nel Rione Luzzatti insieme ai volontari di diverse associazioni, ho preso la metro. Arrivo in banchina: il treno era già lì. Che fortuna, ho pensato.
In realtà non era ancora partito perché la capotreno stava spiegando, con gentilezza e rispetto, a un ragazzo straniero in evidente difficoltà, che avrebbe dovuto munirsi di biglietto.
Mi è venuto spontaneo intervenire e dargliene uno io.
Ne porto sempre qualcuno in più ![]()
Un gesto naturale. Naturale quanto la gentilezza di quella capotreno.
Ed è forse per questo che oggi faccio ancora più fatica ad accettare quanto accaduto a un bambino di 11 anni: fatto scendere da un autobus, in mezzo alla neve, pur avendo un biglietto in tasca, perché – in occasione delle Olimpiadi – qualcuno ha deciso che quel titolo di viaggio non fosse più valido.
Sei chilometri a piedi. Arriva a casa in ipotermia, con le labbra viola.
No: lo stress non giustifica, così come le “disposizioni aziendali” non giustificano.
E no: non basta chiedere scusa dopo.
Le regole non possono disumanizzare, soprattutto quando riguardano un bambino che stava semplicemente tornando da scuola.
Cambiare le tariffe per un grande evento come le Olimpiadi e scaricare il costo su chi studia o lavora ogni giorno è una scelta sbagliata.
Ma c’è qualcosa che mi colpisce ancora di più.
Il silenzio.
Un autobus pieno di adulti.
Nessuno che dica: “Pago io”.
Nessuno che si alzi.
Nessuno che si opponga.
Un bambino lasciato solo nella neve, nell’indifferenza generale.
È questo che mi spaventa davvero: non l’errore di un singolo, ma l’orrore di una società che smarrisce la propria umanità in nome del dio denaro.
So che quanto sto per dire susciterà critiche, ma la penso e la dico.
Ci sono luoghi dove i servizi sono più efficienti, ma dove si sono perse le vere priorità. Non è la prima volta che civili ed efficienti regioni del nord sacrificano umanità e solidarietà perché ritenute meno “convenienti”.
E allora mi chiedo: a che serve avere servizi efficienti se non tutelano i diritti?
La vera domanda, allora, è questa: come garantire qualità della vita senza perdere l’umanità?
Perché senza umanità, nessun sistema – per quanto efficiente – può dirsi davvero civile.