I giovani hanno difeso la Costituzione. Ora tocca a noi difendere il loro futuro.
I giovani si sono espressi. E lo hanno fatto con forza, con passione, con senso di responsabilità.
È anche grazie a loro se la nostra Costituzione non è stata piegata al potere.
Che questa campagna referendaria sia stata fortemente politicizzata è un fatto. È un fatto che il Governo abbia voluto una riforma percepita non come un vantaggio per i cittadini, ma come uno scontro contro la magistratura.
E troppo spesso, invece di spiegare le ragioni del cambiamento, si è scelta la strada della delegittimazione. Una strada pericolosa. Perché quando si delegittimano le istituzioni, si indebolisce la democrazia.
In questi anni abbiamo visto tante persone, soprattutto giovani, mobilitarsi contro le ingiustizie, contro la disumanità, contro decisioni che rischiano di colpire chi manifesta pacificamente più di chi sfrutta, truffa o lucra sulle fragilità.
Per questo sono orgogliosa dei nostri giovani e della mia Terra. Perché quando è stato necessario difendere i valori fondamentali della nostra democrazia, hanno saputo reagire e partecipare.
Ma non possiamo ignorare una grande ingiustizia.
A moltissimi cittadini, e in particolare a tanti giovani fuori sede, non è stato consentito di votare. Non è stato garantito pienamente il diritto al voto a chi vive e lavora lontano dal proprio territorio, spesso in un’altra città o addirittura all’estero.
E quei fuori sede hanno diritto di votare non solo perché lo prevede la legge, ma perché molti di loro non hanno lasciato la propria terra per scelta. Lo hanno fatto perché costretti dalla mancanza di opportunità. Questo è un tema che la politica non può continuare a ignorare.
Spostarsi è una ricchezza, quando è una scelta. Diventa una ferita quando è una necessità.
E allora il compito della politica è chiaro: creare sviluppo nei territori d’origine, offrire opportunità, evitare che intere comunità si svuotino e che il nostro Paese continui a invecchiare.
Questo risultato ci consegna una responsabilità. Non dobbiamo limitarci a parlare di vittoria. Dobbiamo ascoltare, assumere responsabilità e compiere scelte giuste anche quando sono difficili o impopolari.
Perché la nostra Costituzione non è un simbolo astratto. È un bene comune. E difenderla significa difendere i diritti, la partecipazione e il futuro delle nuove generazioni. A chi in queste ore sta offendendo e insultando, voglio dire una cosa semplice: la disaffezione verso la politica nasce proprio da questo clima.
Restituire fiducia, diritti e rispetto ai cittadini non è uno slogan. È il primo dovere della politica.