Non avevo mai salvato un pipistrello. Fino a questo weekend.
Sono una napoletana doc, cresciuta tra palazzi e vicoli, ma con un pezzo di cuore radicato in campagna. Fin da piccola, grazie alla casa di famiglia a Contursi Terme, che avevamo fino a pochi anni fa, ho potuto vivere piccole e grandi avventure nella natura: lì ho imparato che ogni vita — persone, animali, alberi, fiori, il fiume — merita rispetto.
Negli anni ho incontrato di tutto: serpenti, scolopendre, scorpioni, ragni davvero grandi, mantidi religiose, gechi… e insieme alle mie sorelle ho soccorso cani, gatti, papere, uccelli. Ma mai, mai, un pipistrello.
Fino a questo fine settimana.
Ero in montagna, a casa dei genitori di Marco, quando sul vialetto scorgo una piccola macchia nera, dalla forma curiosamente regolare, che si vede appena, alla luce dei lampioni. Mi avvicino: è minuscolo, immobile… un pipistrello!
Allontano subito Dolly e, con tutta la delicatezza possibile, lo raccolgo. È morbido, coperto da una sottile peluria e tenero. Cerco un posto sicuro per lasciarlo, ma lui si aggrappa al mio dito con quelle microzampette e non vuole mollare. Poi, emette un verso sottile — forse per chiamare la mamma — e, all’improvviso, spalanca due ali nere lucenti (altro che Batman
).
Con un piccolo incoraggiamento, prende il volo.
E io resto lì, con ancora addosso la sensazione di quel corpicino fragile, piccolo piccolo, con ali nere bellissime, pensando che ogni vita — anche la più piccola — merita di essere protetta. Sempre. ![]()