Leggo con sconcerto dell’organizzazione del “Festival della caccia, della cinofilia, della natura e delle tradizioni”.
Mi fermo già al titolo.
Accostare la parola “natura” alla caccia è una contraddizione che offende l’intelligenza e il sentimento di chi considera gli animali esseri viventi e non bersagli.
La natura non è uno scenario dove esercitare il diritto di sparare.
La natura è vita.
Sono i caprioli, i cinghiali, le volpi, le lepri, gli uccelli migratori che cercano soltanto di sopravvivere.
Sono animali che provano paura, dolore e stress.
E insieme a loro ci sono anche i cani, utilizzati come strumenti di caccia, addestrati all’inseguimento, esposti a rischi, ferite e troppo spesso considerati semplici mezzi al servizio dell’attività venatoria, anziché esseri senzienti meritevoli di rispetto e tutela.
Sono tutti animali.
E troppo spesso vengono trasformati in trofei, strumenti o motivo di festa.
Per questo trovo ancora più grave che a questa manifestazione sia stato concesso il patrocinio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Un Parco Nazionale nasce per proteggere la fauna selvatica.
Per conservare gli habitat.
Per difendere la biodiversità.
Per educare al rispetto della natura.
Non per prestare il proprio nome a una manifestazione che celebra la caccia.
È un messaggio devastante.
È il rovesciamento del significato stesso di area protetta.
Come possiamo spiegare ai bambini che gli animali vanno rispettati se poi un’istituzione nata per proteggerli concede il proprio patrocinio a un evento che celebra l’attività venatoria?
Le tradizioni non sono intoccabili.
La storia ci insegna che le società evolvono proprio quando trovano il coraggio di abbandonare quelle tradizioni che producono sofferenza.
Per questo rivolgo un appello al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, all’Assessora con delega alla Tutela degli Animali e della Biodiversità, all’Assessora all’Agricoltura con delega alla caccia e all’Assessora all’Ambiente.
Confido nella vostra sensibilità istituzionale.
Vi chiedo di intervenire affinché venga fatta piena chiarezza su questa scelta e affinché i Parchi tornino a rappresentare esclusivamente ciò per cui sono stati istituiti: la difesa della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi.
La Campania può e deve scegliere da che parte stare.
Dalla parte di chi considera gli animali un bersaglio.
Oppure dalla parte di chi li riconosce come esseri senzienti, patrimonio della nostra terra, da rispettare e proteggere.
Io continuerò a stare dalla parte degli animali.
Della natura.
Della vita.
Sempre.
Perché il giorno in cui un Parco Nazionale presta il proprio nome a un festival della caccia, non è la caccia ad essere diventata natura.
È la natura ad aver perso uno dei suoi ultimi difensori.