Gli autotrasportatori protestano perché i costi stanno rendendo insostenibile il loro lavoro. Gli agricoltori denunciano difficoltà crescenti. Gli studenti chiedono il diritto allo studio.
E poi ci sono le famiglie che non arrivano a fine mese, chi lavora senza riuscire a vivere dignitosamente, i giovani che non vedono un futuro.
È questo il Paese che chiede risposte. E invece di cosa parliamo? Ancora una volta, soprattutto di violenza e repressione.
Le violenze di Milano sono inaccettabili e i responsabili devono pagarne le conseguenze. Ma quei facinorosi non rappresentano il disagio sociale e non possono oscurare le ragioni di chi manifesta pacificamente.
A chi giova che la violenza di pochi cancelli le ragioni di tanti?
Dal decreto anti-rave del 2022 siamo arrivati all’ottavo provvedimento sulla sicurezza. Nuove pene, divieti, restrizioni. Ma i problemi restano.
La presidente Meloni dice: «Chi rompe paga». Giusto.
Ma dovrebbe valere anche per la politica e per le istituzioni.
Chi governa deve rispondere delle proprie scelte e delle risposte che non riesce a dare ai cittadini.
E dal centrosinistra mi aspetto molto più della semplice opposizione.
Mi aspetto un progetto serio, che rimetta al centro le persone. Gli insegnanti ai quali affidiamo i nostri figli, i medici e gli operatori della sanità pubblica, le forze dell’ordine che devono poter garantire sicurezza senza diventare nemiche dei cittadini.
Penso ai giovani costretti a lasciare l’Italia, gli affetti, le proprie radici, per cercare altrove un futuro.
Partire dovrebbe essere una scelta, non una necessità.
Penso al disagio dei giovanissimi, alla violenza, alla necessità di educare ai sentimenti, al rispetto delle differenze e di contrastare le radici culturali del femminicidio.
Penso alle persone con disabilità, che meritano pari diritti e opportunità, e agli stranieri, una risorsa per una società capace di integrare e non escludere.
Ma serve anche un centrosinistra capace di costruire un programma condiviso, superando personalismi e divisioni.
Perché a volte fare un passo indietro significa permettere a un’intera comunità di fare un passo avanti.
Continuare a dividersi rischia di riconsegnare il Paese alla destra, con conseguenze che temo per la nostra democrazia e il nostro futuro.
La sicurezza è un diritto. Ma lo sono anche il welfare, il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione, la dignità e la possibilità di costruirsi una vita.
Vorrei una politica che smettesse di preoccuparsi di conservare il potere e tornasse a preoccuparsi delle persone.
Perché governare significa assumersi la responsabilità del futuro degli altri. Non soltanto del proprio.