Mi chiedo: ma come fanno alcuni meridionali a votare Lega?
A Pontida, nel raduno della Lega, ancora una volta cori vergognosi contro i napoletani: “Vesuvio lavali col fuoco”.
Parole d’odio che non hanno nulla a che vedere con la politica e che smentiscono ogni retorica sulla “pace” e sull’unità nazionale.
C’è un punto che mi ferisce ancora di più: sapere che al Sud c’è chi continua a votare Lega.
Un partito che, nel suo momento più identitario, lascia spazio a cori razzisti contro i meridionali, mentre poi cerca voti proprio qui, nelle nostre terre.
È una contraddizione che non possiamo ignorare.
Perché se davvero crediamo nella dignità del Sud e nella pari dignità di tutti gli italiani, non possiamo accettare chi ci insulta a Pontida e il giorno dopo viene a chiedere consensi nei nostri quartieri e nelle nostre città.
Non è folklore, non è goliardia: è odio. E conferma che quella platea, quando abbassa la maschera, continua a vedere il Sud come un nemico.
E allora mi chiedo: ma come fanno alcuni meridionali a votare Lega?
È come applaudire chi ti insulta, sostenere chi ti disprezza, legittimare chi ti considera un cittadino di serie B.
Chi al Sud sceglie la Lega, di fatto, accetta di essere preso a schiaffi e dire pure “grazie”.
Il rispetto non è uno slogan da sbandierare: o lo si pratica sempre, o non esiste.