È già successo.
Non è la prima volta.
Non basta indignarsi per un giorno.
Non basta condividere un video e poi tornare alla normalità.
Non basta dire: «Saranno le indagini a chiarire».
Perché qui non si parla di un fatto qualsiasi.
Si parla di una vita spezzata mentre era nelle mani dello Stato.
E non è la prima. In Italia lo abbiamo già visto.
Federico Aldrovandi. Ferrara.
Stefano Cucchi. Roma.
Riccardo Rasman. Trieste.
Giuseppe Uva. Varese.
Riccardo Magherini. Firenze.
Andrea Soldi. Torino.
Storie diverse.
Città diverse.
Contesti diversi.
Esiti giudiziari diversi.
Ma un elemento ricorre troppo spesso: persone morte durante un fermo, una custodia, un TSO o un contenimento.
Non è un processo alle Forze dell’Ordine, che ogni giorno svolgono un servizio difficile, delicato e fondamentale.
È la consapevolezza che alcune modalità operative si sono già dimostrate, in più occasioni, potenzialmente letali. Per questo devono essere costantemente riesaminate e, se necessario, cambiate. Perché il primo dovere dello Stato è proteggere la vita.
E poi ci sono le immagini di Bologna.
Un uomo che grida: «Aiuto. Basta.»
Intorno ci sono agenti, passanti e personale di soccorso.
Saranno le indagini ad accertare il comportamento di ciascuno.
Ma quelle immagini lasciano una domanda che non può essere ignorata.
Era davvero inevitabile arrivare a questo epilogo?
Si poteva intervenire diversamente?
Si poteva salvare una vita?
Perché non si può liquidare tutto con un fascicolo aperto e qualche giorno di indignazione.
Dietro ogni nome c’era una persona.
Una storia.
Sacrifici.
Affetti.
Una famiglia che porterà quel dolore per sempre.
Ogni volta che una persona muore mentre è affidata allo Stato, non è soltanto una famiglia a perdere qualcuno.
È lo Stato stesso a essere chiamato a dimostrare di saper cercare la verità, assumersi le proprie responsabilità e imparare dai propri errori.
Verità.
Giustizia.
Trasparenza.
Per Abderrahim Fakir.
Per tutte le vittime.
Per tutte le loro famiglie.
Perché il giorno in cui considereremo normale la morte di una persona mentre è nelle mani dello Stato sarà il giorno in cui avremo perso molto più di una battaglia per la giustizia.
Avremo perso il senso stesso dello Stato di diritto.
E, soprattutto, avremo perso la nostra umanità.