Soltanto qualche giorno fa ho rincontrato Suor Michela.
Ci siamo abbracciate con l’affetto di sempre, come se il tempo non fosse mai passato. Intorno a noi c’erano i bambini, il mare, i loro sorrisi. E mentre li guardavo correre, mi sono resa conto che alcune persone hanno il dono di riportarti indietro nel tempo con una semplicità disarmante.
Ripensando a Suor Michela, la prima cosa che mi viene in mente non è un evento o una cerimonia.
Sono le telefonate.
La conobbi quando ero assessora al Welfare del Comune di Napoli. Mi chiamava spesso. A volte anche con una certa insistenza.
Ma non chiedeva mai qualcosa per sé.
Chiedeva un pulmino. Un accompagnamento. Una soluzione.
Chiedeva che un gruppo di bambini potesse partecipare a un’attività, raggiungere il mare, vivere un’esperienza che per tanti è semplicemente normale.
Dietro ogni telefonata c’era sempre la stessa domanda, anche quando non veniva pronunciata:
“Come facciamo a non lasciare indietro nessuno?”
Guardando queste fotografie mi sono tornate in mente proprio quelle telefonate.
Rivedo Suor Michela esattamente come l’ho sempre conosciuta: in mezzo ai bambini, instancabile, piena di energia, capace di fare rumore quando serviva, ma sempre senza cercare un applauso o un riflettore.
Per i suoi bambini era pronta a bussare a ogni porta.
E quel suo “disturbare” era uno dei rumori più belli che abbia mai ascoltato.
Perché era il rumore di chi non si rassegna.
Di chi sa che anche una giornata al mare può cambiare il ricordo di un’infanzia.
Di chi non accetta che il destino di un bambino sia deciso dal quartiere in cui nasce o dalle difficoltà della sua famiglia.
Pensando a lei, penso anche ai tantissimi educatori, volontari, insegnanti, operatori sociali e associazioni che ogni giorno, nel silenzio, tengono insieme questa città.
Non finiscono quasi mai in televisione.
Non fanno notizia.
Eppure sono loro i veri eroi civili del nostro tempo.
Sono loro che, con pazienza, costruiscono opportunità, relazioni, fiducia e futuro.
Napoli è una terra meravigliosa.
Questo mare.
Questo sole.
Questo vento.
Sono privilegi immensi.
Ma un privilegio ha davvero valore solo quando tutti possono viverlo.
Anche un bambino che nasce in una famiglia in difficoltà.
Anche chi cresce dove le opportunità sembrano poche.
Anche chi rischia di conoscere troppo presto l’abbandono, il disagio o la strada.
Io amo profondamente questa città.
La amo con tutta la sua bellezza.
E la amo anche con le sue ferite.
Proprio per questo non mi rassegno.
Perché so che la Napoli migliore esiste già.
Ha il volto di Suor Michela.
Ha il volto di chi ogni giorno si sporca le mani, si prende cura degli altri, resiste agli ostacoli e, troppo spesso, anche all’indifferenza o alle difficoltà delle istituzioni.
Tutti cercano modelli.
Io credo che dovremmo guardarci intorno.
Entrare nei quartieri.
Conoscere chi lavora ogni giorno accanto ai bambini.
Perché gli esempi da seguire li abbiamo già.
Dobbiamo solo imparare a riconoscerli, sostenerli e metterli nelle condizioni di fare ancora di più.
Perché è così che si previene davvero il disagio.
È così che si combattono l’emarginazione e la violenza.
È così che si costruisce una comunità più giusta.
Non aspettando che i problemi esplodano.
Ma prendendosi cura, ogni giorno, dei bambini, delle loro famiglie e del loro futuro.
È da qui che nasce la Napoli che non si arrende.
Perché nessun bambino dovrebbe crescere pensando di poter guardare il mare soltanto da lontano, senza avere il diritto di vivere tutta la bellezza della propria città.