Se potessi avvertire tutti voi, uccelli del cielo, lo farei così.
Di alzarvi in volo prima che sia troppo tardi.
Di non fidarvi del silenzio che precede la mezzanotte.
Perché tra poche ore il cielo verrà bombardato da rumori che non potete immaginare.
Esplosioni inutili, luci violente, boati che per voi non sono festa ma terrore puro.
Vi spaventerete, vi perderete, sbatterete contro muri invisibili, cadendo nel vuoto.
Qualcuno non ce la farà.
Se potessi, vi avviserei che tutto questo accade ogni anno.
Che noi esseri umani spendiamo milioni per far scoppiare il cielo,
mentre diciamo di amare la natura, gli animali, la vita.
Ma la verità è più scomoda:
ci interessa divertirci, senza pensare alle conseguenze.
Senza chiederci cosa succede a chi fugge nel buio.
Chi muore di paura, chi precipita, chi non ritrova più il suo nido… è considerato un “effetto collaterale”.
Siamo noi a chiamarci civili.
Siamo noi a definirci evoluti.
Eppure continuiamo, anno dopo anno, a creare l’inferno per chi non può difendersi, in cielo e in terra.
Se potessi davvero comunicare con voi, vi chiederei scusa.
A nome di chi non vuole vedere.
A nome di chi confonde la festa con la violenza.