Boschi in cenere. Animali bruciati vivi. Nidi, tane e habitat distrutti in poche ore.
Il Vesuvio e le aree protette che lo circondano stanno bruciando, ancora una volta.
Le fiamme non sono “sfortuna” o “casualità”: troppo spesso sono la mano dell’uomo, mossa dall’incuria o dal dolo.
Chi appicca il fuoco è un criminale che colpisce tutti noi.
Chi sa e tace, chi vede e non denuncia, è complice.
Difendere il Vesuvio non è solo compito delle istituzioni — che devono agire subito con più mezzi, prevenzione e controlli — ma dovere di ogni cittadino.
Perché questo vulcano non è solo un paesaggio: è identità, memoria, vita.
E ogni volta che brucia, perdiamo un pezzo della nostra storia e del nostro futuro.