Stamattina ero al Centro Direzionale di Napoli quando, all’improvviso, ha cominciato a piovere forte, senza tregua.
La pioggia non accennava a diminuire. Aspettavo sotto un palazzo: i portici erano troppo lontani e, anche correndo, non sarei mai riuscita a raggiungere la metro senza inzupparmi.
Poco distante, una signora con un ombrellino stava fumando una sigaretta.
A un certo punto la spegne, mi guarda, si avvicina e mi chiede semplicemente:
“Ha bisogno di un passaggio? Posso accompagnarla almeno ai portici.”
Le spiego che devo arrivare alla metro.
Lei non ci pensa un attimo: mi fa un cenno, mi invita a stringermi sotto il suo braccio e mi accompagna fino a destinazione.
Un gesto semplice. Nessuna richiesta. Nessun vantaggio.
Solo una persona che ha visto un’altra persona e ha scelto di dedicare un po’ del suo tempo per aiutarla.
Sembra poco. In realtà è moltissimo.
Perché in un solo gesto si può capire molto di una persona.
E perché, in un mondo che corre e spesso si gira dall’altra parte, la gentilezza è un atto rivoluzionario.
Chiara — questo è il suo nome — mi racconta di aver vissuto tempo fa una situazione simile, senza trovare nessuno disposto a offrirle riparo sotto un ombrello.
E così ha scelto di fare il contrario: essere gentile e disponibile con me, come avrebbe voluto che qualcuno fosse stato con lei.
Sono tornata a casa asciutta, in tempi ragionevoli, ma soprattutto con una sensazione di bellezza nel cuore.
E quella, davvero, non la lava via nessuna pioggia.