È accaduto a Napoli, venerdì 22 agosto 2025, sul Corso Meridionale.
Un ragazzo disperato urla: «Il mio amico non si muove!»
Passanti e turisti esitano, qualcuno tira dritto, altri osservano.
Ma poi, una donna si ferma e chiama il 118. Due ragazze si uniscono a lei e, con gesti semplici e preziosi, riescono a far rinvenire il giovane. A ricordarci che la differenza la fanno sempre le persone, quando scelgono di non voltarsi dall’altra parte.
I senza fissa dimora a Napoli sono aumentati: da 2.000 nel 2020 a oltre 4.000 nel 2024. Ogni cifra nasconde una storia, un volto, una vita fragile.
La vera emergenza non è solo la mancanza di posti letto o le condizioni di salute, ma il rischio che la solitudine e l’indifferenza diventino più forti della solidarietà. Napoli, città che ha sempre saputo accogliere e condividere, non deve smarrire ciò che l’ha resa unica.
Oggi le risorse economiche ci sono: il Fondo Povertà, le opportunità del PNRR e i programmi europei. Quello che serve è la capacità di trasformarle in servizi stabili, in attività di prevenzione, in progetti che restituiscano dignità e speranza a chi vive ai margini.
L’azione delle associazioni, laiche e religiose, resta preziosa e fondamentale. Ma le istituzioni cittadine devono assumersi fino in fondo la responsabilità di contrastare povertà ed emarginazione, lavorando insieme al terzo settore e ai cittadini.
Dietro ogni cartone c’è un volto, dietro ogni numero una vita.
E dietro ogni scelta politica, ci può essere la differenza tra indifferenza e speranza.
Ringrazio Elisabetta Rota, per aver portato per prima questo caso sul mensile Magazine Informare qualche giorno fa.