Lo confesso: non ho mai seguito davvero l’Eurovision. Non mi ha mai appassionato più di tanto.
Però quest’anno, tra immagini, canzoni e discussioni, mi sono ritrovata a pensarci.
Da italiana, e da napoletana, non posso non provare affetto e rispetto per Sal Da Vinci. Anche se non appartiene al mio genere musicale, ne riconosco il talento, il percorso, la capacità di emozionare e di arrivare al cuore di tante persone. E trovo sinceramente incomprensibili certi attacchi, certi insulti gratuiti: i gusti possono dividerci, il rispetto no.
Ma mentre scorrono luci, applausi e spettacolo, faccio fatica a non pensare anche a chi, in questo momento, vive ben altro.
Penso a Gaza. Al popolo palestinese. A donne, uomini e bambini travolti da una sofferenza che il mondo vede ogni giorno. A chi continua a resistere, a proteggere i propri figli, a sperare, perfino a trovare la forza di cantare e di restare umano mentre tutto sembra crollare.
E forse proprio per questo, quest’anno, una riflessione credo vada fatta anche sull’Eurovision stesso.
La musica dovrebbe unire, costruire ponti, tenersi lontana dalle guerre e dalle divisioni. Nel 2022, davanti all’invasione dell’Ucraina, furono assunte decisioni nette in nome di quei principi. Oggi, invece, la presenza di Israele viene vissuta da tante persone come profondamente divisiva e dolorosa, soprattutto davanti alle immagini che arrivano ogni giorno da Gaza.
Non è una riflessione contro i popoli, né contro le persone. Anzi. È proprio perché credo nel valore universale della musica che penso debba avere il coraggio di interrogarsi sempre, senza doppi standard.
E allora sì, da napoletana emozionarmi pensando a Sal mi viene spontaneo.
Ma il mio cuore, oggi, è altrove.
Per questo condivido questo video: perché, simbolicamente, i veri vincitori per me sono gli artisti palestinesi che continuano a cantare, creare, resistere pacificamente e difendere la propria umanità anche dentro il dolore.
Perché la vittoria più grande, in fondo, non è alzare un trofeo.
È riuscire a non perdere la propria umanità, anche quando il mondo sembra averti dimenticato.