Ho incontrato i coniugi De Rossi, entrambi ottantenni: una coppia che, tanti anni fa, decise di aprire la propria casa — e soprattutto il proprio cuore — a due bambini che arrivavano da un’altra vita.
Una vita difficile, segnata da ferite invisibili e da mancanze che nessun bambino dovrebbe conoscere.
Non fu semplice, quel percorso di adozione.
Ma quei due giovani genitori non si arresero mai.
Hanno sempre creduto che l’amore potesse davvero cambiare un destino.
Oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, li vedo spesso passeggiare la domenica mattina per la città, mano nella mano con i loro due “bambini”, ormai adulti e con famiglie proprie.
Lucia e Marco — questi i loro nomi — non hanno mai smesso di essere accanto a mamma e papà.
E, come loro, hanno deciso di adottare a loro volta.
Hanno scelto di dare una possibilità ad altri ragazzi, senza colpe, che meritano solo una cosa: una possibilità.
Perché adottare non è soltanto accogliere.
È ricominciare insieme.
È scegliere di amare, anche quando non c’è un legame di sangue, ma c’è un legame di cuore.
E allora sì, l’adozione è un gesto d’amore profondo.
Ma è anche un atto che deve essere sostenuto, semplificato e reso più accessibile.
Perché chi vuole donare amore non dovrebbe incontrare muri burocratici, ma porte aperte.
Questa è la storia di una famiglia che ha cambiato la vita di molti.
E che ci ricorda che la famiglia non è solo quella che si genera, ma quella che si costruisce.
Una riflessione che oggi più che mai ci invita a guardare con rispetto, coraggio e speranza al valore dell’adozione.
Roberta Gaeta