Come ogni anno anche oggi, 24 gennaio 2025, a vent’anni dalla sua morte, non potevo non ricordare Attilio Romanò, giovane imprenditore di soli 30 anni, vittima innocente della camorra, ucciso il 24 gennaio 2005 per uno scambio di persona, durante la faida di Scampia. Attilio era a lavoro nel negozio di cui era socio e commesso, quando i sicari entrarono e spararono 5 colpi contro di lui uccidendolo, senza neanche conoscerne l’identità. Attilio era un “Napoletano per bene”!
Oggi, insieme a centinaia di studenti dell’ISIS Attilio Romanò, abbiamo vissuto un momento estremamente commovente e di profonda riflessione. Trasmettere alle nuove generazioni il ricordo di chi, come Attilio, ha perso la vita ingiustamente, è un dovere morale e civile. È essenziale far comprendere che il loro sacrificio non deve essere vano, ma un esempio e una guida per costruire un futuro in cui non si ripetano gli errori e le tragedie del passato.
Il ricordo delle vittime innocenti della criminalità organizzata è doveroso nei confronti di chi ha perso la vita ingiustamente e per i loro familiari, condannati ad un dolore indicibile, ma rappresenta anche un modo per condividere un messaggio di speranza per non perpetuare gli stessi orrori, offrendo un’opportunità di crescita e consapevolezza.




