Il 24 aprile, è la Giornata mondiale contro la vivisezione.
Non è una ricorrenza simbolica.
È una giornata che ci obbliga a fare i conti con una realtà che esiste, che continua, e che riguarda tutti noi.
Ogni anno milioni di animali vengono utilizzati nei laboratori. Non solo per la ricerca medica, ma anche per sperimentazioni che nulla hanno a che fare con la salute umana.
Test per cosmetici, prodotti chimici, sostanze industriali. Procedure ripetitive, spesso inutili, che producono sofferenza senza generare reale progresso scientifico.
Eppure oggi la scienza dispone di strumenti nuovi.
Esistono metodi alternativi: modelli cellulari avanzati, simulazioni informatiche, tecnologie innovative capaci di fornire risultati più affidabili e più rapidi.
Continuare a utilizzare gli animali quando esistono alternative non è progresso. È resistenza al cambiamento.
La verità è che troppo spesso la sperimentazione animale sopravvive per inerzia, per interessi economici, per mancanza di investimenti nelle alternative.
E questo non è accettabile. Non si tratta di essere contro la scienza. Si tratta di pretendere una scienza più moderna, più responsabile, più coerente con i valori di una società civile.
Ci sono sperimentazioni inutili.
Ci sono settori che non riguardano nemmeno la salute.
E ci sono metodi alternativi che devono diventare la priorità delle politiche pubbliche. Serve una politica competente, capace di assumersi responsabilità e di guidare una transizione vera verso la ricerca senza animali.
Servono controlli rigorosi, trasparenza, investimenti, regole chiare. Perché la tutela degli animali non è un tema marginale.
È una questione di civiltà, di etica pubblica, di responsabilità istituzionale.
Difendere gli animali significa scegliere che tipo di società vogliamo essere.