Questa non è una tragedia.
È un fallimento.
Un fallimento clamoroso, devastante, imperdonabile.
Un bambino di nove anni è stato ucciso.
Un bambino che aveva già chiesto aiuto.
Un bambino che aveva già mostrato segni, lividi, parole che gridavano quello che nessuno ha voluto davvero ascoltare.
E allora basta ipocrisie.
Basta rimpalli di responsabilità.
Basta “non potevamo immaginare”.
Qualcuno doveva intervenire.
Qualcuno doveva proteggerlo.
Qualcuno doveva credergli.
Qualcuno non l’ha fatto.
E un bambino è morto.
Punto.
Fa male persino scriverlo.
Fa male pensare che, ancora una volta, un bimbo sia stato lasciato nelle mani di chi non era in grado — o non era più in grado — di accudirlo, di proteggerlo, di amarlo.
Fa male pensare che, ancora una volta, la voce di un genitore disperato sia rimasta chiusa dentro faldoni e carte bollate, mentre la vita di suo figlio scivolava verso un finale che si poteva e si doveva evitare.
E non importa quante parole useranno oggi: “tragedia”, “shock”, “dolore”, “vicinanza”.
Sono parole che arrivano tardi.
Tardissimo.
Perché un bambino era stato già maltrattato.
Aveva già raccontato.
Era già stato refertato.
Eppure lo abbiamo lasciato solo.
Lo hanno lasciato solo!
E allora il punto è uno, e uno soltanto:
i bambini non devono essere mai, mai, MAI riconsegnati a chi può far loro del male.
I protocolli devono essere rigidi, non interpretabili.
I segnali non devono essere archiviati come “episodi”.
Le fragilità psichiatriche non sono un’opinione, ma un fatto e, in casi come questo, un rischio da non sottovalutare.
Perché l’abbiamo visto: quando sbagliamo, quando minimizziamo, quando “diamo un’altra possibilità”… sono i figli a pagare. Sempre.
E non esiste giustificazione.
Non esiste attenuante.
Non esiste “non potevamo prevedere”.
Un bambino è morto perché chi doveva proteggerlo non l’ha fatto.
E questo dovrebbe scandalizzare l’intero Paese.
Dovrebbe far tremare chi ha responsabilità.
E non basterà la sola condanna di chi ha materialmente commesso questo orrendo omicidio, perché tutte le responsabilità dovranno essere accertate.
E tutti coloro che hanno sbagliato, che hanno omesso, che hanno sottovalutano, dovranno risponderne!
Che la morte di Giovanni non venga inghiottita dalla cronaca.
Che sia un’accusa.
Un monito.
Una ferita che non si chiude.
Perché mai più, mai più, un bambino deve rimanere solo davanti alla violenza degli adulti.
Il mio impegno per i più piccoli: https://www.robertagaeta.it/argomenti/minori