Animali e didattica: facciamo chiarezza.
Ho scritto a Città della Scienza per contestare l’uso di rapaci in cattività ai fini “educativi”.
Ringrazio la direzione per il confronto, ma non posso tacere le criticità profonde di questo approccio: animali selvatici, che in natura volano liberi e vivono secondo istinti precisi, ammaestrati e legati a posatoi non sono certamente “strumenti educativi”
Le immagini tratte dai profili social delle associazioni coinvolte parlano chiaro: falchi legati, incappucciati, rapaci notturni costretti a volare in pieno giorno, tra folle e palchi.
Questo non è rispetto, è spettacolo travestito da didattica.
Educare non è stupire. Non è impressionare i bambini con animali ammaestrati.
Educare è insegnare rispetto, empatia, fornire conoscenza. È mostrare gli animali per ciò che sono, non per ciò che facciamo loro diventare.
Educare al rispetto degli animali significa insegnare a osservarli senza dominarli, a conoscerli senza piegarli, a stupirsi di loro senza possederli.
Addestrare ed usare animali selvatici per “insegnare la natura” è una contraddizione in termini, come già dichiarato in passato da naturalisti ed animalisti.
Chiamare un falconiere a parlare di natura è come chiedere a un domatore di circo di spiegare la biologia della tigre, o un allevatore di visoni a insegnare la tutela della fauna selvatica.
È per queste ragioni che ho invitato Città della Scienza a scegliere strade più coerenti con i suoi obiettivi: progetti con i centri di recupero della fauna selvatica, laboratori immersivi, osservazioni guidate in natura. Le alternative esistono. Basta volerle.