Ho partecipato, nel carcere di Poggioreale, alla proiezione del film Era di Vincenzo Marra.
Un’esperienza intensa.
Per il film, certo. Ma anche, e forse soprattutto, per il modo in cui è stato vissuto.
Perché ERA riesce in qualcosa di non semplice: farti ridere di gusto, riconoscere pezzi di vita vera, ritrovare dinamiche familiari così profondamente napoletane… e subito dopo lasciarti addosso una stretta sottile, una tenerezza inattesa.
La storia di Lina, vedova ottantenne, forte, testarda, ironica, incapace di rinunciare alla propria libertà, racconta una Napoli autentica, piena di contraddizioni, affetto, fragilità, incomprensioni e amore.
Poi arriva Amilà, giovane badante srilankese, e gli equilibri si spostano.
Affiorano stereotipi, diffidenze, paure, piccoli egoismi. Quei luoghi comuni che troppo spesso accompagnano ancora il tema dell’immigrazione.
Ma lentamente emerge anche altro: la possibilità di conoscersi davvero, di cambiare punto di vista, di lasciarsi sorprendere.
Un tema che sento particolarmente vicino.
Napoli è da sempre una città di incontri, contaminazioni, differenze. Una città in cui persone diverse imparano, non senza difficoltà, a vivere insieme. E forse è anche per questo che la storia raccontata in ERA parla così bene di noi.
Ma vederlo a Poggioreale ha dato a tutto un significato ancora più profondo.
Le risate, i silenzi, i commenti, l’attenzione delle persone detenute presenti restituivano continuamente la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che parlava davvero alle persone. Senza moralismi. Senza lezioni da impartire.
Confesso che più volte ho evitato perfino di voltarmi verso la platea. Non volevo mostrare tutta la mia commozione.
Perché vedere sorridere, emozionarsi, riconoscersi in certi passaggi persone che stanno vivendo una condizione così difficile dà inevitabilmente un peso diverso anche alle cose più semplici.
Una storia profondamente napoletana, capace insieme di far sorridere e di toccare corde profonde.
Ringrazio sentitamente la Direttrice della Casa Circondariale “G. Salvia” Giulia Russo, il Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Carlo Berdini, il regista Vincenzo Marra e gli attori presenti per aver reso possibile un momento di autentica umanità.