Stamattina esco di casa per portare fuori Dolly.
Come sempre si avvia verso l’ascensore, poi all’improvviso si ferma e ringhia, quasi per avvisarmi di qualcosa.
Sento un fruscio d’ali.
In un angolo, accanto alle vetrate del pianerottolo, c’era un rondone immobile, stremato dal caldo, con le ali aperte e gli occhi quasi chiusi. Probabilmente aveva sbattuto contro il vetro o era rimasto intrappolato lì.
A dire il vero qualcuno lo aveva già notato – anche Marco – ma tutti avevano pensato fosse morto. Tanto che era stato persino segnalato al portiere come un povero uccellino ormai senza vita.
Poi quando Dolly si è fermata ed ha ringhiato, il rondone ha mosso appena le ali.
Era vivo.
Ho avvisato subito il portiere, gli operai che salivano e scendevano, chiunque incontrassi: “Attenzione, non avvicinatevi, non spaventatelo”.
Poi la telefonata di emergenza al mio “guru” Nicola Campomorto
, che mi spiega come muovermi: calma, niente gesti improvvisati, una scatola per proteggerlo, un po’ d’acqua a disposizione e soprattutto un luogo adatto da cui provare a farlo ripartire in sicurezza.
Sembrava arrendersi. Aveva gli occhietti chiusi e sembrava quasi lasciarsi andare. Poi, piano piano, qualcosa è cambiato: si è rianimato, tanto che ho dovuto coprire la scatola per non farlo agitare troppo.
Così sono partita alla ricerca di un posto adatto per rimetterlo in libertà.
E lì mi sono scontrata con una realtà molto concreta: in una città sempre più fatta di cemento, trovare uno spazio verde sicuro non è affatto semplice.
Nicola mi aveva spiegato di cercare un punto rialzato, con del verde sotto, uno spazio morbido e sicuro da cui il rondone potesse eventualmente riprendere il volo ma in caso di caduta non farsi male.
Sembrava una richiesta semplice.
E invece mi sono ritrovata a cercare un’aiuola quasi fosse una rarità. Asfalto, vetro, palazzi ovunque.
E mentre cercavo un posto adatto per lui, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto questa mancanza di spazi verdi sia un problema non solo per gli animali, ma anche per noi.
Per chi vive la città ogni giorno. Per chi ha un cane. Per gli anziani che cercano un po’ di ombra. Per chi avrebbe bisogno di respirare un po’ di natura nel quotidiano.
E soprattutto per i bambini.
Perché i bambini stanno crescendo in città sempre più urbanizzate, dove il gioco libero all’aperto, il contatto con il verde, la scoperta della natura e perfino l’incontro con gli animali rischiano di diventare qualcosa di eccezionale, anziché normale.
Alla fine sono arrivata in villa comunale, preoccupata che non ce la facesse.
Ma lui, in un millesimo di secondo ha spalancato le ali ed è volato via.
Una piccola grande lezione anche oggi.
Le città non dovrebbero essere trappole invisibili — per gli animali e nemmeno per le persone. Dovrebbero essere luoghi più vivibili, più verdi, più gentili. Per tutti.
Nel frattempo, ricordiamoci anche che esistono piccoli accorgimenti che possono salvare vite: dissuasori visivi sulle vetrate, attenzione agli animali in difficoltà e, quando serve, la capacità di chiedere aiuto a chi è competente.
Per fortuna stamattina c’era Dolly ![]()
P.S. La foto del volo non sono riuscita a farla. Ero troppo impegnata a salvare il rondone (e ad assicurarmi che stesse bene!)
Questa immagine è presa dal web, ma il suo volo era più o meno così: improvviso, veloce, liberatorio.
Un attimo prima sembrava arrendersi.
Un attimo dopo era di nuovo padrone del cielo.