L’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran – con migliaia di vittime civili secondo le prime stime – non può essere archiviato come un’operazione “chirurgica”. È un’escalation che rischia di trasformarsi in un incendio globale.
Israele parla di azione preventiva per la propria sicurezza. Donald Trump rivendica l’intervento per fermare il programma nucleare iraniano. Teheran risponde colpendo basi e Paesi dell’area, mentre si affaccia perfino l’ipotesi della chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo vitale per l’economia mondiale.
E nel mezzo c’è la guerra delle informazioni, con notizie contraddittorie sulla sorte della Guida Suprema iraniana: segno di una crisi che si allarga ogni ora.
Non possiamo illuderci che sia lontano.
Ogni escalation in quella regione produce conseguenze dirette anche sulle nostre comunità: instabilità economica, nuove emergenze umanitarie, aumento delle disuguaglianze.
La sicurezza non può essere affidata solo alla forza.
La deterrenza senza diplomazia è una miccia accesa.
Per questo è importante la posizione assunta dal governo spagnolo, che ha chiesto con chiarezza la fine delle operazioni militari e la ripresa del negoziato internazionale: una voce europea che va ascoltata.
Anche l’Italia deve scegliere la strada della pace, in coerenza con l’articolo 11 della nostra Costituzione.
Questo significa non partecipare ad azioni militari e non rendere disponibili le basi presenti sul nostro territorio per operazioni di guerra.
Serve il coraggio della politica, non l’automatismo dell’allineamento.
Serve un’Europa protagonista della mediazione e del cessate il fuoco.
La politica in cui credo è quella che mette al centro la vita delle persone, sempre.
E oggi quella vita ha il volto di migliaia di civili, di famiglie spezzate, di una moltitudine di bambini che hanno già pagato e continuano a pagare il prezzo più alto di ogni guerra.
È a loro che dobbiamo rispondere, con la forza della diplomazia, della cooperazione e della pace. Perché la cura del mondo è la prima forma di responsabilità pubblica.
Le guerre si iniziano in poche ore. Le loro conseguenze durano per decenni.