La riforma della disabilità doveva semplificare la vita alle persone, ma nella realtà la complica. Un esempio su tutti: il “certificato medico introduttivo” è a carico delle famiglie e può costare fino a 250 euro.
La riforma doveva ridurre le pratiche burocratiche, renderle meno costose, non certo trasformare un diritto in un percorso a ostacoli.
Da oggi la sperimentazione si estende ad altre 40 province e, sulla carta, si parla di uniformità e semplificazione. Nella realtà, però, le famiglie si trovano davanti a una nuova barriera: un certificato medico introduttivo che può costare fino a 250 euro, interamente a loro carico.
È inaccettabile.
Chi vive una condizione di disabilità sostiene già ogni giorno costi enormi – economici, sociali, emotivi. Lo Stato non può presentarsi chiedendo un ulteriore pagamento per accedere a un diritto.
Una riforma giusta non può:
- scaricare i costi sulle persone più fragili
- rallentare l’accesso alle prestazioni
- aumentare le disuguaglianze tra chi può permettersi di avviare la procedura e chi no
Il rischio è chiarissimo: i diritti diventano selettivi. E questo non possiamo consentirlo.
Servono subito correttivi:
✔ copertura pubblica del costo del certificato
✔ procedure realmente semplificate
✔ accompagnamento concreto delle famiglie
✔ valorizzazione del ruolo dei patronati e della rete territoriale
Le riforme si fanno per migliorare la vita delle persone, non per complicarla.
Sulla disabilità non servono annunci. Servono scelte giuste.
E io starò, come sempre, dalla parte di chi quei diritti li vive sulla propria pelle ogni giorno.