“Ma come fai a stare ovunque? A occuparti di così tante cose, così diverse tra loro?”
Me lo chiedono spesso.
La verità è che certe cose non te le inventi da adulta:
le erediti. Le respiri da bambina.
In questa foto — scattata 47 anni fa, quando avevo 10 anni — ci sono io, avvinghiata al braccio di mio padre.
Accanto a noi un amico di famiglia nel giorno del suo giuramento e suo fratello, carabiniere.
Era un’altra epoca, un altro modo di stare al mondo.
Ma soprattutto, era il mondo di papà.
Oggi sarebbe stato il suo compleanno: avrebbe compiuto 92 anni.
E se c’è una cosa che porto con me ogni giorno, in ogni scelta, in ogni chilometro percorso, è ciò che lui mi ha insegnato con l’esempio:
il senso del dovere.
Papà era, come amo definirlo, un “militare del lavoro”: serio, affidabile, instancabile.
Uno di quelli che non si voltano dall’altra parte, che non rimandano, che non lasciano nulla a metà.
Se oggi sono così presente, così determinata, così “ovunque”, è perché lui mi ha insegnato una cosa semplice e definitiva:
se hai un compito, lo porti fino in fondo. Sempre.
E chi mi segue lo sa:
non è qualcosa che faccio perché siamo in campagna elettorale.
È ciò che sono.
Lo facevo da operatrice sociale, da assessora al Welfare del Comune di Napoli, ogni giorno, senza risparmiarmi; e ho continuato a farlo quando sono entrata in Consiglio Regionale a metà consiliatura, con meno tempo a disposizione ma con la stessa identica intensità.
Ma c’è un punto che voglio chiarire:
la voglia di lavorare è il presupposto, ma non basta.
In Consiglio Regionale servono competenze vere:
• leggi da scrivere;
• emendamenti da studiare e proporre;
• bilanci da controllare riga per riga;
• question time da preparare per vigilare sulla Giunta;
• atti, regolamenti e procedure da conoscere a fondo.
La politica non si improvvisa.
Si studia, si costruisce, si pratica con rigore.
Io credo che chi ha l’onore di essere eletto debba:
dare il massimo, sempre;
esserci quando serve davvero;
rendere conto con trasparenza;
rispondere alle istanze dei cittadini, anche quando non è possibile soddisfarle.
E se questo non si riesce a farlo, allora bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro e lasciare spazio a chi ci crede davvero.
L’indennità di consigliere regionale è uno stipendio importante — sarebbe ipocrita non dirlo.
Il modo per esserne degni è uno solo: restituirlo in impegno, dedizione, presenza e lavoro quotidiano.
Ecco perché corro, ascolto, incontro, studio, propongo, insisto.
Perché ogni persona, ogni storia, ogni richiesta conta.
E perché questo, per me, non è un ruolo ma un patto:
dare tutto di me, finché ne avrò la forza.
Perché la politica, quella vera, è servizio.
E il servizio non si improvvisa: si vive.