Il 26 agosto 2022, a Satriano, in Calabria, Simona aveva 20 anni. Era una giovane donna piena di vita, amante degli animali e della natura. Si trovava in una zona rurale, in località Monte Fiorino, quando è stata aggredita da un branco di cani da guardiania appartenenti a un allevatore della zona. Un’aggressione violenta, avvenuta in un’area non adeguatamente custodita, che non le ha lasciato scampo.
Una tragedia che poteva e doveva essere evitata.
La sentenza definitiva conferma una pena di tre anni per omicidio colposo.
Una pena che non restituisce giustizia alla vittima, non restituisce Simona alla sua famiglia e lascia senza risposta una domanda che riguarda tutti: chi garantisce che non possa accadere di nuovo?
In questa vicenda, la giustizia ha colpito dove era più facile colpire.
Gli animali sono stati condannati a un fine pena mai.
Le responsabilità umane, invece, si sono fatte leggere, sfumate, quasi invisibili.
Non si può continuare a parlare di fatalità quando entrano in gioco omissioni, incuria e assenza di controlli.
La prevenzione non è un’opzione: è un dovere pubblico, verso le persone e verso gli animali.
Grazie a Kodami per aver continuato a raccontare questa storia con rigore e rispetto, ricordandoci che dietro ogni sentenza ci sono vite spezzate e responsabilità che non possono essere rimosse.
Finché la responsabilità resterà un dettaglio e non il centro delle scelte pubbliche,
altre tragedie continueranno a essere archiviate come inevitabili.
Ma inevitabili non erano.
Leggi di KODAMI qui: https://www.fanpage.it/kodami/simona-cavallaro-uccisa-da-13-cani-a-satriano-la-cassazione-conferma-3-anni-per-il-pastore/