Quando si parla di cambiare la Costituzione bisogna sempre essere molto prudenti.
Con questa riforma si vuole modificare l’equilibrio della giustizia italiana, intervenendo su ben 7 articoli della Costituzione, ma senza incidere davvero sulla vita dei cittadini.
E allora è giusto porsi la domanda più semplice, ma anche la più importante:
a chi serve davvero questa riforma?
Ai cittadini sicuramente no.
È una riforma inutile per chi aspetta giustizia: per chi attende anni una causa civile, per chi aspetta una sentenza, per chi chiede giustizia dopo aver subito un torto.
Questa riforma non riduce i tempi dei processi e non aiuta chi è in fila nei tribunali.
I cittadini hanno bisogno di processi più veloci, non di una modifica costituzionale che non cambia la loro vita.
Il problema della giustizia in Italia non è la Costituzione.
Questa riforma cambia le regole della magistratura, ma non accelera i processi e non migliora i servizi per i cittadini.
E a dirlo, peraltro, sono gli stessi proponenti.
Quello che invece cambia davvero è l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
In una democrazia i poteri devono restare in equilibrio: politica, Parlamento e magistratura.
Se si indebolisce l’autonomia della magistratura si rischia di ridurre un controllo fondamentale sul potere politico.
La magistratura deve restare autonoma e indipendente, per tutelare tutti i cittadini.
Ed è qui che arriviamo al punto più delicato.
Con questa riforma si introducono nuovi organismi di governo della magistratura e la selezione dei magistrati che ne faranno parte passerebbe attraverso liste e meccanismi in cui la politica avrebbe un ruolo molto più forte.
I magistrati che comporrebbero questi organismi verrebbero sorteggiati da una lista di magistrati scelti dal Parlamento in proporzione al peso dei partiti, quindi prevalentemente dalla maggioranza che governa.
Questo significa una cosa molto semplice: più potere della politica dentro il sistema della giustizia.
E allora torno alla domanda iniziale: a chi serve davvero questa riforma?
Di certo non a chi aspetta anni per una sentenza o per vedere riconosciuto un proprio diritto.
C’è poi anche un tema democratico molto importante.
Oggi alle urne spesso non va nemmeno il 50% degli elettori, perché cresce la sfiducia nella politica.
In questo contesto è difficile capire perché dovremmo votare una riforma che aumenta il peso della politica proprio dentro il sistema della giustizia.
Il referendum è uno degli strumenti più importanti di partecipazione diretta dei cittadini.
Non tutti i Paesi lo prevedono.
Per questo è grave che la stessa maggioranza che oggi propone questa riforma, in occasione dell’ultimo referendum su lavoro e cittadinanza, invitava i cittadini ad andare al mare invece che alle urne.
C’è poi anche un tema molto concreto.
Organizzare un referendum nazionale costa decine di milioni di euro.
Risorse pubbliche che potevano essere utilizzate per interventi molto più utili:
• assumere personale nei tribunali
• digitalizzare gli uffici giudiziari
• ridurre davvero i tempi dei processi
Questa riforma invece non migliora concretamente il servizio giustizia.
Per questo credo che la risposta giusta sia andare a votare e far sentire la nostra voce. La democrazia si rafforza partecipando, non disertando il voto.
La giustizia italiana va migliorata, certo. Ma servono riforme concrete, non modifiche costituzionali che non cambiano la vita delle persone.
Per questo io voterò convintamente NO.
Per difendere l’equilibrio della Costituzione e chiedere una giustizia al servizio dei cittadini, non della politica.