L’autista ha incontrato riservatamente la famiglia del bambino che aveva fatto scendere dal bus, lasciandolo rientrare a casa da solo, nella neve.
Un incontro privato, le scuse, la stretta di mano.
I genitori di Riccardo hanno deciso di ritirare la denuncia.
Ora spetterà all’azienda stabilire se licenziare o meno l’autista.
Va ricordato però che su quell’autobus c’erano altri adulti. Nessuno è intervenuto.
Nessuno ha chiesto scusa per quel comportamento inaccettabile.
Nel frattempo Luca Zaia, molto colpito dalla vicenda, ha deciso che sarà proprio Riccardo ad aprire le Olimpiadi.
Un gesto che suscita emozione, certo. Ma che rischia di confondere emotivamente un bambino, trasformando un episodio grave in una sorta di risarcimento simbolico.
Così tutti ricorderanno che Riccardo aprirà le Olimpiadi.
Ma si perderà l’occasione più importante: affrontare fino in fondo un approccio sbagliato, che va ben oltre questo singolo episodio e che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori.
Perché il problema non è solo ciò che è accaduto, ma un modo disumano di applicare le regole, senza formazione, senza responsabilità, senza capacità di valutare il contesto – soprattutto quando di mezzo c’è un bambino.
Insomma, come si dice da noi a Napoli, tutto è finito a tarallucci e vino.
Fino al prossimo episodio di disumanità di cui scandalizzarci.