C’era una donna, a San Giovanni a Teduccio, che per anni ha accudito una piccola colonia felina: otto anime in tutto — quattro femmine e quattro maschi — tutti sterilizzati a sue spese.
Ogni mese metteva da parte qualcosa della sua pensione per comprare il cibo, pagare i farmaci e farli visitare dal veterinario. Qualche volta riceveva una mano dai negozianti del quartiere, ma per la maggior parte del tempo faceva tutto da sola.
Con dedizione, con amore, e con quella dignità silenziosa che solo chi si prende cura degli altri conosce davvero.
Per anni è stata un esempio, come tante persone che gestiscono colonie feline riconosciute: si prendeva cura non solo dei gatti, ma anche del decoro del luogo. Teneva tutto pulito e ordinato, evitava le nascite incontrollate, curava i mici malati e accompagnava fino alla fine quelli più fragili.
Diceva sempre: “Anche un gatto merita di morire con rispetto.”
Quando è venuta a mancare, ha lasciato i pochi risparmi che aveva ad Assunta, una giovane donna che da qualche mese la aiutava in quella missione quotidiana.
Da allora, Assunta porta avanti quella stessa colonia, con lo stesso amore e la stessa ostinazione.
Ogni volta che ricevo i messaggi di chi si prende cura delle colonie feline nella nostra regione, penso a lei.
Penso a quanto sia ingiusto che persone così — che dedicano tempo, soldi e cuore per garantire benessere agli animali e decoro ai luoghi — siano ancora oggi lasciate sole.
In Campania, purtroppo, non esiste ancora un vero sostegno economico per chi gestisce le colonie feline riconosciute.
E spesso queste persone devono affrontare anche le incomprensioni di chi considera i gatti un fastidio, invece che una presenza da rispettare e valorizzare.
In questi due anni e mezzo in Regione ho cercato di colmare questo grande vuoto.
Nei prossimi cinque anni voglio portare avanti con forza questa battaglia: dare voce, diritti e riconoscimento a chi, silenziosamente, ogni giorno costruisce un piccolo pezzo di civiltà.