Negli ultimi anni sugli animali il Governo ha fatto una scelta chiara. Sempre nella stessa direzione.
Si riapre alla sperimentazione sugli animali.
Si rinvia ancora il decreto per superare gli animali nei circhi.
Si lavora a una nuova legge sulla caccia che amplia l’attività venatoria.
Si declassa la tutela del lupo.
E ora arriva anche il DDL sui cani “pericolosi per razza”. Una teoria che la scienza ha smentito da anni: l’aggressività non dipende dalla razza ma da educazione e responsabilità dei proprietari.
Nel frattempo si approva la legge Brambilla sui reati contro gli animali. Pene più dure, giustamente.
Ma con una grande contraddizione: quando entrano in gioco caccia, allevamenti, circhi o sperimentazione scientifica la tutela cambia. In pratica: più severi con il singolo cittadino, molto più tolleranti quando ci sono interessi economici.
È il solito schema. Propaganda sulla pelle degli animali, ma i veri interessi non si toccano.
In questi anni, troppo spesso, l’unico argine è stato il lavoro della magistratura, che ha dato ascolto ai ricorsi delle associazioni animaliste.
Anche per questo voterò NO al referendum del 22 e 23 marzo.
Perché senza una magistratura libera e indipendente spesso non resta nessuno a difendere i più deboli. E tra i più deboli, troppo spesso, ci sono anche gli animali.
E poi c’è un’altra cosa che dovrebbe far riflettere.
Quando perfino un deputato di Fratelli d’Italia, durante un evento per il SÌ, arriva a dire che “se non bastano gli argomenti si può usare il solito sistema clientelare”, forse il problema non è solo la riforma.
È proprio il modo di fare politica.
Il NO oggi è anche questo: dire che la democrazia non è un sistema clientelare.
E che gli animali non possono diventare merce di scambio per la politica.