Immaginate di essere legati a una corda cortissima, senza acqua, senza ombra, con il sole che vi brucia la pelle e vi toglie il respiro.
Non servono settimane: bastano due giorni per morire così, tra sete, dolore e paura.
Ogni estate dobbiamo già combattere l’orrore dell’abbandono sulle strade. Ma quest’anno sta emergendo un’altra, crudele forma di uccisione: lasciare i cani legati al sole, condannandoli a una morte lenta.
Nelle ultime settimane sono arrivate troppe segnalazioni. Alcune con un epilogo straziante:
Un cane legato con meno di un metro di corda sotto un sole rovente. Quando i volontari sono arrivati, era già morto.
Un altro, salvato per un soffio, con una catena di ferro conficcata nel collo, sotto un sole implacabile.
Chi compie questi gesti sa bene cosa sta facendo e sceglie comunque di infliggere sofferenza. La giustificazione più frequente? “Non posso tornare indietro, sono in vacanza.” Una scusa vile, che aggiunge disprezzo alla crudeltà.
Come Consigliera regionale delegata al benessere degli animali, mi impegnerò a chiedere più controlli, più sanzioni e procedure di intervento più rapide, affinché ogni segnalazione trovi una risposta immediata.
E un appello a tutti: non limitatevi a postare foto su Facebook o a fare segnalazioni informali. Questi episodi vanno denunciati subito alle autorità competenti. Non vanno mai sottovalutati: agire in fretta può salvare una vita.
Perché la catena non è solo di ferro: è fatta di indifferenza.
E va spezzata.