In Ungheria ha vinto un partito di centrodestra europeista, sconfiggendo la destra più radicale al potere da 16 anni.
Non ha vinto una parte politica contro l’altra.
Ha vinto la democrazia.
L’affluenza è stata molto alta, segno di una forte partecipazione civica e di una chiara volontà di cambiamento. I cittadini hanno scelto di partecipare, di esercitare un diritto, di assumersi una responsabilità.
Non è solo l’esito di un’elezione.
È un segnale che parla a tutta l’Europa.
Ci ricorda che la democrazia non è mai scontata e che vive solo quando le persone decidono di esercitare il proprio diritto ad incidere sulla propria vita e sul futuro del propio Paese.
Qualche settimana fa lo abbiamo visto anche in Italia.
Nel referendum costituzionale, migliaia di ragazze e ragazzi hanno scelto di partecipare, di informarsi, di difendere la nostra Costituzione. Non per appartenenza ideologica, ma per senso civico. Quella mobilitazione giovanile è stata una presa di coscienza.
Un segnale chiaro: la democrazia può essere faticosa, ma è viva quando le nuove generazioni decidono di esserci. In questi anni, in molti Paesi europei, abbiamo visto crescere paure e disagi reali: la precarietà, le disuguaglianze, l’insicurezza sociale.
Sono problemi concreti, che meritano risposte serie e politiche capaci di ridurre le distanze tra le persone.
Ma la risposta non può essere la riduzione dei diritti.
Non può essere il controllo esercitato nell’interesse di pochi.
Non può essere la compressione delle libertà fondamentali.
Una vera democrazia si misura dalla qualità della vita delle persone: dal lavoro dignitoso, dalla giustizia sociale, dalle opportunità offerte a chi nasce in condizioni più fragili.
Per questo, ogni volta che i cittadini partecipano, non stanno solo scegliendo un governo. Stanno difendendo un’idea di società fondata sulla dignità delle persone e sulla responsabilità condivisa.
L’Europa che reagisce è l’Europa che difende la pace, i diritti, la democrazia e la giustizia sociale.
Perché è dalla pace che nasce lo sviluppo e dalla cooperazione tra i popoli che si costruiscono comunità più forti e più giuste.
La guerra, invece, produce distruzione per molti e vantaggi per pochi. Arricchisce i potenti e impoverisce i popoli.
Difendere la democrazia significa partecipare.
Significa scegliere ogni giorno la pace, la libertà e la giustizia.