Qualche giorno fa ho partecipato, nella splendida cornice della Biblioteca Nazionale di Napoli, alla presentazione del libro Scampoli di felicità di Filippo Cannizzo.
È stato un pomeriggio intenso e partecipato, fatto di ascolto, confronto e condivisione.
Un momento in cui parole, storie e volti hanno ricordato a tutti noi che la felicità non è un fatto individuale, ma un progetto collettivo.
Questo libro ci consegna un messaggio semplice e potente: la felicità non nasce dal possesso, ma dalle relazioni, dalla bellezza, dalla gentilezza, dalla capacità di costruire comunità.
Un messaggio che sento profondamente vicino all’impegno che porto avanti ogni giorno nelle politiche sociali: creare le condizioni perché nessuno resti indietro e perché ogni persona possa vivere con dignità.
“Rammendare l’orizzonte” utilizzando piccoli “scampoli di felicità” è un’immagine bellissima.
Significa prendersi cura delle persone, dei legami, dei luoghi in cui viviamo.
Significa fare politica mettendosi al servizio degli altri.
Ed è particolarmente significativo che questa riflessione sia arrivata proprio a ridosso della Giornata Internazionale della Felicità, che ci invita a misurare il benessere non solo con i numeri dell’economia, ma con la qualità della vita delle persone.
Per chi vive una condizione di fragilità, la felicità non è un concetto astratto.
È la possibilità concreta di partecipare alla vita della comunità, di accedere ai servizi, di sentirsi riconosciuti e sostenuti.
Perché la felicità non è un privilegio per pochi.
È un diritto che riguarda tutti.
E si costruisce insieme, ogni giorno.