“Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia.”
Questa frase, pronunciata da Donald Trump, segna un punto di non ritorno.
Perché la Groenlandia non è un obiettivo militare astratto.
Non è una terra di nessuno.
Non è una risorsa da acquisire.
È un territorio abitato,
con popoli, diritti, sovranità riconosciute,
legato all’Europa e a un sistema democratico.
Rivendicarla come “necessità strategica” significa affermare un principio devastante:
chiunque può essere sottomesso, se funzionale agli interessi degli Stati Uniti.
Nemmeno gli alleati sono al sicuro.
Nemmeno l’Europa.
Del resto, Trump non ha mai nascosto il suo disprezzo per l’Unione Europea,
vista non come una comunità di valori,
ma come un intralcio economico e geopolitico.
Quando si violano le convenzioni internazionali,
nessuno è al sicuro.
Nemmeno chi oggi applaude.
Quando il diritto internazionale viene calpestato,
la democrazia stessa viene minata alla radice.
Arrestare e processare un tiranno è legittimo
solo se avviene nel quadro del diritto,
su mandato di una Corte internazionale riconosciuta.
Tutto il resto è arbitrio.
È forza.
È la legge del più potente.
Quello che stiamo vedendo in queste ore
è molto più grave di quanto si voglia far credere.
È l’accentramento del potere mondiale nelle mani di pochi,
esercitato apertamente con la forza,
nell’interesse esclusivo di un solo Paese.
Trump non parla più nemmeno il linguaggio dell’ipocrisia diplomatica.
Minaccia Colombia.
Minaccia Cuba.
Minaccia il Messico.
Rivendica il Venezuela.
E ora mette in discussione territori europei,
senza nemmeno provare a mascherare le proprie intenzioni.
La minaccia alla Groenlandia dimostra che
libertà, democrazia e diritti non sono più valori,
ma ostacoli da rimuovere
quando intralciano interessi strategici ed economici.
Come la negazione stessa del genocidio in corso in Medio Oriente,
anch’essa evidentemente funzionale
al raggiungimento dei medesimi obiettivi.
L’obiettivo è ormai esplicito:
il dominio dell’emisfero occidentale da parte degli Stati Uniti.
Un dominio imposto con la forza.
Non negoziato.
Subìto.
Non condiviso.
In questo scenario:
– non esistono più garanzie per la salvaguardia del pianeta
– non esistono più obiettivi di pace
– non esiste più tutela dei fragili
– non esistono più diritti umani universali
Restano solo:
guerra, prevaricazione, controllo delle risorse,
difesa del potere economico e militare.
E allora occorre dirlo con chiarezza,
senza ambiguità:
Quando il diritto internazionale viene cancellato,
la guerra diventa il nuovo ordine mondiale.
Se la forza sostituisce il diritto,
nessun Paese è al sicuro.
Chi oggi applaude,
domani scoprirà che gli alleati esistono solo finché servono.