Si dice che la Befana porti via tutte le feste.
Ed è vero.
Arriva in punta di piedi, senza scintillii, senza clamore.
Lascia qualcosa e poi va via.
Proprio come certi incontri, che arrivano come doni inattesi, in silenzio.
Già, perché a volte non servono grandi parole per capire cosa conta davvero.
Anche solo un piccolo gesto racconta tutto.
Non serve un discorso, non serve una dichiarazione solenne.
Basta uno sguardo attento.
E la voglia di fermarsi.
È quello che mi è accaduto durante il Festival della Bellezza e dell’Inclusione “Metamorfosi”, nella Biblioteca Sociale – Centro Giovanile Annalisa Durante, a Piazza Forcella.
Seduta in platea ho notato un giovane non vedente accanto a suo padre, un uomo anziano.
Poco prima della sua esibizione, con gesti lenti e delicati, il padre gli ha pettinato i capelli e sistemato il colletto della camicia.
Un gesto semplice.
Eppure potentissimo.
In quel gesto, che mi ha suscitato una tenerezza profonda, c’erano la cura, l’amore e l’orgoglio di un padre per suo figlio.
Quando poi è arrivato il suo turno, il ragazzo ha cantato.
Una voce da tenore, intensa, capace di arrivare dritta al cuore, interpretando canzoni napoletane con una sensibilità rara.
Dopo l’esibizione, Pasquale – questo è il suo nome – ha raccontato la sua storia e il lavoro della sua associazione a sostegno di altri ragazzi con disabilità.
E ha detto una verità che dovremmo ricordare più spesso:
non è vero che le persone con disabilità non possono dare il proprio contributo alla comunità.
Tutti hanno talenti.
Il problema non sono le persone, ma una società che spesso non è accogliente, non è preparata, non sa far emergere quei talenti.
Istituzioni distratte e politiche inadeguate fanno il resto.
Mentre parlava, la mia commozione era evidente, tanto che mi è stato chiesto di essere proprio io a premiarlo.
È stato un onore, perché in quel momento era lui a fare un dono a tutti noi.
Credo che ascoltare davvero gli altri non sia solo una scelta personale, ma una responsabilità pubblica.
Le politiche giuste nascono dall’ascolto, dalla presenza, dal riconoscere le persone prima delle categorie.
Una società che esclude si impoverisce.
Una politica che ignora le fragilità rinuncia al futuro.
Un grazie sincero a Giovannino Durante, Pino Perna, Nunzia Pastorini e a tutto il gruppo dell’associazione per l’impegno costante, la cura e la passione con cui ogni giorno costruiscono inclusione vera, sul territorio.
Io mi sento privilegiata per emozioni come queste, che diventano impegno e responsabilità.
Perché l’inclusione non è un favore, ma un diritto.
E la bellezza, quando è condivisa, diventa forza collettiva.